I giovani riscoprono l’agricoltura e danno il via al Rinascimento Rurale.

I giovani riscoprono l'agricoltura e danno il via al Rinascimento Rurale.
Autocostruzione di un forno in argilla durante l’evento “Crudi, cotti e mangiati”

L’occupazione giovanile cresce solo in agricoltura: +9% di assunzioni di under 35 nei primi mesi del 2013. I dati della Coldiretti evidenziano che il nuovo trend riguarda le pratiche che permettono all’uomo di ristabilire un contatto con le sue radici e con l’ambiente. E questo rinascimento rurale riceve linfa vitale soprattutto dai giovani, i primi a percepire tutti i limiti di un sistema socio-economico basato sulla produzione e l’accumulazione di beni materiali. I giovani guardano sempre più all’agricoltura come un’opportunità per riappropriarsi del proprio futuro.

Prendersi cura delle persone e della terra, condividere le risorse, elaborare ecosistemi abitativi, produttivi ed educativi rispettosi per l’ambiente, diventano, quindi  i principali fondamenti etici di questo nuovo approccio ecologico del domani.  Lo sanno bene i ragazzi di Brucare Onlus e Mani in Pasta che lo scorso 18 e 19 ottobre hanno realizzato a Roseto degli Abruzzi, sotto il patrocinio del Festival Italiano di Permacultura, “Crudi, Cotti e Mangiati”, il primo ciclo di workshop dedicato proprio a questo processo integrato di progettazione – tecnicamente chiamato permacultura – che dà come risultato un ambiente sostenibile, equilibrato ed estetico.

L’evento ha trasformato l’azienda florivivaistica Il Bruco in un palcoscenico permanente per queste nuove idee, a cavallo tra bio-edilizia, degustazioni eno-gastronomiche, laboratori di autoproduzione e attività ludico-educative per i più piccoli. Ma anche nel luogo dove si danno appuntamento i tanti appassionati di “green” alla continua ricerca di prodotti, input, nuove soluzioni da trovare e nuovi passioni da coltivare. E se la permacultura è promotrice della collaborazione in natura, Il Bruco ha deciso di sviluppare il concetto di sinergia umana, promuovendo l’incontro e la creazione di una rete tra realtà differenti e a volte chilometricamente distanti come Slow FoodGenuino Clandestino.

Ci siamo fatti spiegare meglio questo nuovo trend da Claudio Amici che, insieme ad altri volontari dell’Associazione, ha progettato, organizzato e collaborato per la realizzazione dell’evento “Crudi, cotti e mangiati”.

Cos’è la Permacultura e perché funziona ?
La permacultura è il contenitore ideale che integra discipline differenti nella progettazione di sistemi autosufficienti, veri e propri ecosistemi che tengono in considerazione i bisogni attuali del singolo individuo e di intere comunità, senza dimenticare che questo pianeta l’abbiamo “preso in prestito” dalle generazioni future. E’ importante perché risponde con soluzioni antichissime e risorse locali a quelle domande sempre nuove poste dai sistemi da cui dipendiamo.

E il nostro territorio come sta percependo questo movimento?
Sempre più spesso si raccontano le storie di giovani laureati tornati alla terra, quelle che amo chiamare “braccia restituite all’agricoltura”. Ma c’è anche chi si è spinge oltre, come il Ministro per le Politiche Agricole De Girolamo, quando afferma che “lavorare in agricoltura deve tornare ad essere “fico”.

C’è da dire che questo avvicinamento è favorito dai percorsi formativi alternativi che sorgono capillarmente in tutta Italia e dalle manifestazioni come “Crudi cotti & mangiati”, che non disdegnano le forme conviviali di socializzazione tipiche della cultura italiana, prima fra tutte la passione per il mangiar bene.

A tal proposito, avete dato ampio rilievo alla veste culinaria dell’evento?
Ripeto spesso che noi siamo ciò che mangiamo. Il cibo è importante non solo per la nostra salute fisica ma influenza anche il nostro umore, il nostro modo di pensare e, di conseguenza, le nostre azioni. Questo è vero a maggior ragione in Italia, dove lo stare a tavola assume il tratto del “sentire comune”. Per questo è importante che le persone abbiano l’opportunità di tornare a produrre il cibo che portano sul desco familiare, oltre a consumare prodotti freschi di stagione e a filiera corta.

E in che modo l’iniziativa privata vi supporta?
Dalle famiglie alle persone che da anni lavorano al nostro fianco nel campo del sociale, sono molte le personalità che si sentono coinvolte nella nostra attività. Senza di loro e, sopratutto, senza i volontari che si sono sporcati le mani e quelli che lavorano in silenzio e nell’anonimato, non saremmo riusciti a realizzare questi progetti. Un ruolo importante è svolto anche dalle imprese, tessuto connettivo della nostra economia.
In occasione di “Crudi cotti & mangiati” c’è stato un gran fermento ed è stata l’occasione per rimboccarsi le mani e fare qualcosa di utile, al di là delle etichette sociali. Prendete ad esempio Davide Pezzuto, lo chef che si definisce figlio della terra e cultore dei suoi frutti a dispetto della grande esperienza maturata in seno alle cucine più rinomate del mondo e dei riconoscimenti stellati ricevuti. Davide si esibito durante l’evento nella preparazione di un “piatto da brucare” realizzato con i prodotti raccolti in tempo reale negli orti e nelle campagne di Montepagano, dando esempio reale di sinergia umana e di contatto con la natura.

Negli ultimi anni si parla sempre più di crisi: crisi finanziaria, crisi del petrolio, crisi dei valori. Quali sfide ci attendono? E su quali obiettivi si deve lavorare?
Krisis è un termine greco che vuol dire cambiamento. L’abilità di una comunità in transizione e in continua evoluzione è data dalla capacità di interpretare questi cambiamenti come un’opportunità.
Quando parliamo di autoproduzione e di ritorno alle terre come chiave di lettura dobbiamo tenere presente il fatto che storicamente in Italia c’è stato un forte accentramento di terre da parte dei grandi produttori, che spesso hanno finito per sfruttarle oltre misura o abbandonarle, accompagnato da una graduale migrazione urbana. La riapproprazione e l’accesso alle terre diventa quindi il primo obiettivo su cui lavorare, altrimenti si rischia di avere una nuova generazione di contadini senza terra. E qui mi vengono in mente le parole di Papa Francesco “Nessun contadino senza terra […]. Continuate la lotta, ci fa bene a tutti”

L’autoproduzione, inoltre, non puo’ esistere senza sistemi di garanzia partecipata, ovvero quel processo attivo e dinamico in cui la garanzia qualitativa è accordata ai piccoli produttori-consumatori locali sulla base fiducia reciproca, sullo scambio di conoscenze, sulla condivisione dei processi decisionali e sulla trasparenza.

Sono dell’idea che la sovranità alimentare – ovvero è il diritto dei popoli a un cibo salubre, culturalmente appropriato, prodotto attraverso metodi sostenibili ed ecologici – si avrà solo quando le nuove tendenze (KM0, filiera corta, etc.) colmeranno le distanze con le cucine popolari.

Tutto cio’ è realizzabile nel breve periodo?
Assolutamente si. Ti dico di più: si stanno già realizzando grazie alla destruturazione dell’immaginario collettivo riguardo al denaro. Ci si sta riavvicinando a forme economiche più umane di scambio come lo swapping e il baratto. Sono dei piccoli passi che mostrano come il sistema sta cambiando.

Come si può attuare questo approccio nel piccolo?
Tutti i fiumi vanno al mare, dice un vecchio adagio. Si inizia col prendersi cura di un fazzoletto di terra per poi ritrovarsi a coltivare un fitto bosco di emozioni e sentimenti.

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