“Viviamo così, con un termometro puntato alle tempie. Siamo senza via di scampo. Ma non siamo soli“. Sono le parole di Daniele Frontoni, abile pizzaiolo e instancabile creativo, anche lui come tutti i ristoratori, è ostaggio della crisi da Covid-19 e degli ultimi Dpcm varati dal governo. Daniele Frontoni è un ristoratore come tanti, ma con un passato come pochi. Si può dire infatti che la pizza romana sia nata tra le mura di casa Frontoni, una famiglia di veri e propri artisti della pizza, così come della fotografia, del cinema e del teatro.

Daniele è il nipote del fotografo delle dive Angelo Frontoni e, suo nonno, è il grande attore e cantante Enzo Cerusico, il quale gli ripeteva sempre che “l’arte è il motore del mondo e che noi, siamo gli ingranaggi”. Stimoli artistici che hanno fatto crescere il giovane Daniele a base di una “pizza, arte e farina”, alimentandone la fantasia con cui oggi è pronto a denunciare uno stato d’animo comune alla sua categoria. Lo fa con una protesta silenziosa, fatta di gesti cristallizzati dall’obiettivo di @sban_photography (Mattia Mirenda), condivisi in rete dalla campagna fotografica disponibile sui social ufficiali di Pizzeria Frontoni e accompagnata dagli hashtag #iosonofrontoni, #vendicheremoigiornitristi e #lamiaprotestasileziosa.

Dodici scatti con cui esprimere tutta la frustrazione, l’amarezza e anche quel pizzico di rabbia per aver investito negli adeguamenti di un grande locale che oggi, causa Coronavirus, resterà chiuso. Dodici scatti in grado di parlare e dire ogni cosa, perché “uno scatto ben realizzato parla da solo”, come gli ripeteva suo zio, Angelo Frontoni, testimone con i suoi scatti della scintillante Dolce Vita e dei suoi protagonisti. Le foto di Daniele e SbanMattia sono scattate all’interno della ex torrefazione che sorge nei pressi della Stazione Tuscolana, proprio dove oggi ha sede Pizzeria Frontoni e sono state anticipate da un video che il creativo ha pubblicato durante la prima parte della pandemia. Un video le cui immagini e parole sono di conforto a coloro i quali patiscono la depressione dell’isolamento e a cui il pizzaiolo si rivolge con vicinanza. “Sarò al locale in Via Assisi 117 tutti i giorni. Sono preoccupato, ma non c’è tempo per la paura. Se ci siete, io posso fare una pizza, posso preparare i miei fritti, posso distribuire disinfettanti. Se c’è qualcuno, chiunque tu sia, ti prego: non sei solo!”.

